Laboratori Di Medicina Narrativa: sabato 18 luglio dalle 16 alle 17.30

Siamo stati molto lieti di avervi qui con noi!

Abbiamo letto insieme la poesia “Ex Voto” di Eugenio Montale (allegato al termine di questa pagina)  

In seguito, abbiamo usato il prompt “Era o non era…”.

Condivideremo ulteriori dettagli della sessione nei prossimi giorni; vi invitiamo a rivisitare questa pagina nei prossimi giorni!

Invitiamo i partecipanti del laboratorio a condividere i propri scritti nella parte “blog” dedicata alla fine della presente pagina (“Leave a Reply”). Speriamo di creare, attraverso questo forum di condivisione, uno spazio in cui continuare la nostra conversazione!

Stiamo raccogliendo impressioni e breve feedback sui nostri laboratori di medicina narrativa su Zoom!

Questo breve questionario (anonimo, e aperto a chiunque abbia frequentato almeno un laboratorio) è molto importante per noi, e ci permetterà di elaborare sul valore dei nostri laboratori e sul ruolo dello spazio per riflettere e metabolizzare il momento presente. Vi preghiamo quindi di condividere le nostre riflessioni con noi! 


Ex voto
 
Eugenio Montale, “Satura”, 1971
 
Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

4 thoughts on “Laboratori Di Medicina Narrativa: sabato 18 luglio dalle 16 alle 17.30

  1. Marisa Del Ben

    Era o non era?
    Non ricordo più come era, devo fermarmi: scandagliare la mente alla ricerca di come era o, forse, non era. Il filo rosso dei ricordi ha attraversato la distanza da quel giorno in cui è accaduto ad oggi. Dalle viscere spunta un’immagine sfocata: è lì di fronte a me, i colori sono sbiaditi, soffusi da luce di lampadina a basso voltaggio, come quelle da cantina. Attendo. Rimane sfocata, non illumina altro.
    Quindi?
    Decido che non è importante: sta nel passato.
    Grazie a tutti.

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  2. Era o non era. Non mi interessa più chiederlo; è qualcosa che sento ci sia e che, se non sento ora, ne rispetto l’assenza.
    Non ho più la necessità di voler riempire.

    Amo il vuoto perché mi dà spazio e concede di bussare, prima di entrare, per poter accogliere.

    (Nicoletta l’ha definito “Il Vuoto Fertile”…grazie)

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  3. Vincent M. G.

    “Il rimuginare sulle proprie azioni l’aveva sì portata, almeno inizialmente, a un’introspezione fertile (l’ammissione di errori e ignoranze era stata in fondo uno dei suoi catalizzatori evolutivi) ma, nel tempo, era mutato in grezzo dubbio, patologico ormai, capace di non lasciarle nulla se non insicurezze e paure: si era spinta troppo in là con il mettere in discussione sé stessa, fino a non avere più altro da osservare se non il proprio impoverimento.”

    “Brooding over her actions has led her, at least initially, to a fertile introspection (the admission of mistakes and ignorances had been one of her evolutionary catalysts) but, over time, it had changed into a loutish doubt, pathological now, capable of leaving her nothing but insecurities and fears: she has gone too far with questioning herself and her actions, until she had nothing more to observe than her own depletion”

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  4. Daniela Scala

    Era o non era la mia vita, ero o non ero io; me lo sono chiesto tante volte. Quella bambina di undici anni ero io? e anche la persona che sono oggi è quella bambina di undici anni? Tanto tempo a chiedermi era o non era meglio quel tempo o quello che poi è venuto. Non lo so.
    conosco in parte questo tempo e posso solo immaginare come sarebbe stato quel tempo, quello della bambina di undici anni.
    Ma poi cosa importa?
    Quello che importa è che sia la bambina di undici anni sia la persona di oggi hanno imparato a stare sia nell'”era” che nel “non era”, che abbiamo potuto trovare uno spazio comune che non esclude nessuno delle due

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