Al workshop del 9 giugno 2020 si รจ percepito un clima di grande partecipazione e di calore emotivo. Abbiamo lavorato sul alcune pagine tratte dal libro di Lev Tolstoj โLa morte di Ivan Ilโicโ, un testo del 1886 che ha evocato molte riflessioni sul tema della cura e del prendersi cura. In particolare, le voci di tre lettori ci hanno portano nella scena in cui avviene una conversazione tra Ivan, malato e sofferente e il giovane e forte Gerasim, che mentre accudisce il suo padrone lo conforta con gesti di semplicitร , sinceritร e leggerezza. ย Lโinvito alla scrittura รจ stato โScrivi una lettera al tuo Gerasimโ.
La lettura accurata del testo ha portato i partecipanti ad evidenziare alcuni elementi chiave del racconto: lโincontro fra due corpi fra loro molto diversi (salute/malattia, forza/fragilitร , baldanza/debolezza) che apre ad una relazione che progredisce da semplici gesti di accudimento ad una condivisione potente sul piano umano fra i due protagonisti. Questo avviene grazie alla straordinaria naturalezza con cui Gerasim si approccia ad Ivan, senza pietismo nรฉ commiserazione e anche contenendo la propria gioia di vivere per non mortificarlo. Egli fa tutto โvolentieriโ, con leggerezza e delicatezza e questo atteggiamento conforta il malato. Una partecipante ha detto che รจ come se โil tempo si fosse fermato e lo spazio dilatatoโ in questa scena di cura, dove tutto diventa โrelazioneโ, ma anche incontro fra generazioni, scambio tra chi cura e chi viene curato, riconoscimento reciproco.
Ecco gli ingredienti della cura che i partecipanti hanno scritto nella chat al termine della close reading del testo:

Per passare subito dopo allโattivitร di scrittura a partire dallโinvito dei facilitatori e alla lettura di molti testi, che hanno richiamato e amplificato con parole, emozioni e significati il brano di Tolstoj da cui eravamo partiti. Ascoltare attentamente e rispondere ai testi dei partecipanti ci ha portati a riflettere su come ogni persona abbia aperto un nuovo puto di vista e nuove possibilitร di interpretare la cura, che รจ cura dellโaltro ma anche di sรฉ e del contesto. Il tempo della relazione รจ stato indicato come un tempo donato, di conforto, โoro e balsamoโ per chi soffre ma anche per chi sta accanto alla sofferenza dellโaltro. La cura richiede preparazione e generositร e genera gratitudine e riconoscimento reciproco. Lโinsieme delle scritture e delle risposte agli scritti ha costruito una sorta di racconto sulle pratiche di cura. In chiusura abbiamo ascoltato lโaudio di una poesia di Mariangela Gualtieri โSii dolce con meโ, il cui testo vogliamo qui riportare, in quanto ricco di parole che hanno rimbalzato e risuonato nei lavori della sessione:
Sii dolce con me. Sii gentile.
ร breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dellโumano. Come ora ne
abbiamo dellโinfinitร .
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia dโimperfetto
ci gonfierร i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
รจ prezioso piรบ dellโopera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere dโacqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che รจ corpo mangiabile
per il mio ardore dโessere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci โ
questo essere corpi scelti
per lโincastro dei compagni
dโamore.
Noi facilitatori ed organizzatori ringraziamo tutti i partecipanti della loro presenza attenta, sensibile, profondamente umana.
Da โLa morte di Ivan Ilโiฤโ di Lev Tolstoj, 1886
Gerasim era un giovane contadino, pulito, fresco, bene in polpa dai cibi cittadini. Sempre allegro, sereno. Sulle prime la vista di quellโuomo vestito alla russa, sempre lindo, che faceva una tale ingrata operazione, turbava Ivan Ilโiฤ. Una volta questi, alzatosi dalla seggetta senza la forza di tirarsi su i pantaloni, si lasciรฒ cadere in una poltrona, e si guardava con terrore le cosce nude, fiacche, dai muscoli crudamente rilevati.
Entrรฒ con i suoi grossi stivali – recando un gradevole odore di catrame, da questi stivali e la freschezza dellโaria invernale- a passo leggero e forte Gerasim, col suo lindo grembiule di canapa e una linda camicia dโindiana dalle maniche rimboccate sulle braccia giovani e forti. Senza guardare Ivan Ilโiฤ โ evidentemente contenendo, per non mortificare il malato, la gioia di vivere che gli traspariva dal volto, sโavvicinรฒ alla seggetta.
โ Gerasim โ disse Ivan Ilโiฤ con voce debole. Gerasim trasalรฌ, temendo dโaver fatto male qualcosa, e con un rapido movimento volse verso il malato il suo giovane viso, fresco, buono, semplice, appena ombreggiato dalla barba che cominciava a crescere.
โ Che cosa comandate?
โ Eโ seccante fare questo, no? Mi devi scusare. Io non posso.
โ Macchรจโ E Gerasim fece vedere i suoi giovani bianchi denti e gli occhi gli brillarono.
โ Perchรฉ non dovrei farlo? Voi siete malato.
E con mano accorta e vigorosa fece quello che doveva e uscรฌ a passo leggero. E dopo cinque minuti tornรฒ, con lo stesso passo leggero.
Ivan Ilโiฤ stava ancora lรฌ sulla poltrona.
โ Gerasim โ disse, quando costui ebbe rimesso a posto il vaso pulito, lavato โ ti prego, aiutami, vieni qui โ. Gerasim si avvicinรฒ. โ Sollevami. Mi รจ penoso farlo da solo, e Dmitrij lโho mandato fuori.
Gerasim si avvicinรฒ ancora di piรน; colle robuste braccia, leggero come camminava, lโabbracciรฒ, lo sollevรฒ delicatamente e lo sostenne, con una mano gli tirรฒ su i pantaloni e voleva metterlo a sedere. Ma Ivan Ilโiฤ lo pregรฒ di accompagnarlo al divano. Gerasim, senza sforzo e come se non lo toccasse neppure, lo menรฒ, quasi portandolo di peso, al divano e lo mise a sedere.
โ Grazie. Come sei bravo… come fai bene tutto…
Gerasim sorrise di nuovo e fece per andarsene. Ma Ivan Ilโiฤ si trovava cosรฌ bene con lui che lo trattenne.
โ Ecco, avvicinami, ti prego, quella sedia. No, quella lร . Mettimela sotto le gambe. Sto meglio quando ho i piedi in alto.
Gerasim portรฒ la sedia, la posรฒ senza fare rumore, abbassandola a terra e vi stese su le gambe di Ivan Ilโiฤ. A questi pareva di stare meglio, mentre Gerasim gli teneva alti i piedi.
โ Sto meglio quando ho i piedi alzati โ disse Ivan Ilโiฤ โ. Mettimi qui sotto quel cuscino.
Gerasim obbedรฌ. Di nuovo gli sollevรฒ i piedi e li posรฒ sul cuscino. Di nuovo a Ivan Ilโiฤ parve di star meglio mentre Gerasim gli sollevava i piedi. Quando li riabbassรฒ gli parve di star peggio.
โ Gerasim, disse, hai da fare, adesso?
โ Per nulla โ disse Gerasim, che aveva imparato dai domestici cittadini a parlar coi padroni.
โ Che cosa ti rimane da fare?
โ Che mi rimane? Niente, ho finito tutto: solo spaccar la legna per domani.
โ Allora tienimi un poco su le gambe… puoi?
โ Ma certo che posso โ Gerasim alzรฒ le gambe di Ivan Ilโiฤ al quale parve di non sentir piรน il dolore in quella posizione.
โ E la legna?
โ Non abbiate pensiero. Avrรฒ sempre tempo.
Ivan Ilโiฤ disse a Gerasim di mettersi a sedere mentre gli teneva le gambe, e intanto discorreva con lui. E, strana cosa, gli pareva di sentirsi davvero meglio quando Gerasim gli teneva le gambe.
Da quel momento Ivan Ilโiฤ cominciรฒ a chiamare di tanto in tanto Gerasim, e gli appoggiava i piedi sulle spalle, e amava discorrere con lui. Gerasim gli rendeva quel servizio senza difficoltร , volentieri, con una semplicitร e una bontร che lo commovevano. La salute, la forza, la baldanza vitale di chiunque altro offendevano Ivan Ilโiฤ; soltanto la forza e la baldanza di Gerasim non gli facevano male, anzi lo calmavano.
Da โLa morte di Ivan Ilโiฤโ di Lev Tolstoj, 1886







